Marocco Centrale

28/03

Si parte alle 7.30 da Bologna destinazione Marrakech con scalo a Madrid. La pianificazione del viaggio come sempre e’ avvenuta mesi fa: acquisto biglietto aereo e contatto con agenzia locale

Radoin-saharaexpeditions Tour – SARL

Rue Dar El Bacha – Sidi Ali Tair – Médina – Marrakech

Cellulare : +212 676 168 049 / +212 662 093 197 / +212 601 305 110

Email : info@radoin.saharaexpeditions.com

Sito Web: http://www.radoin-saharaexpeditions.com

che ci ha proposto un tour per 6 giorni, ossia per le vacanze di Pasqua.

La scelta di una agenzia locale è avvenuta dopo una nostra recente esperienza di viaggio in India con la medesima modalità: volo+ contatto dall’Italia. I prezzi sono vantaggiosi, le valutazioni dei clienti in rete una garanzia. L’agenzia di Radoin gode di un’ottima reputazione, tutte le recensioni ne parlano bene. Il contatto con lui immediato e incoraggiante. Mandiamo un piccolo acconto a febbraio.

Mi sento di consigliare questa agenzia seria e professionale. I giovani gestori, con una ottima esperienza nel campo del turismo, conoscono il Marocco meglio di ogni altro. Il nostro viaggio è stato anche e sopratutto un viaggio fra i colori e la varia umanità di questa terra….e questo grazie a Radoin e i suoi collaboratori!

Il volo e’ puntuale e alle 13.15 ora locale arriviamo in Marocco: affacciandomi dal finestrino, vedo la terra rossa desertica che si alterna a quella più verde e coltivata. Mio marito ha visitato il Marocco 30 anni fa, bambino con la famiglia partendo da Reggio Emilia con la loro Fiat Ritmo. Sarà bello mettere a confronto i ricordi con ciò che è ora questo paese.

E’ caldo, al contrario che in Italia dove sembra che la primavera stenti ad arrivare. All’uscita facciamo conoscenza con il nostro autista, Mohamed, che ci accompagnerà per tutto il nostro tour. Il driver ci fa salire su una mega jeep: a momenti mi occorre la scaletta per salire! Arriviamo in città e facciamo il check-in in un bellissimo riad in centro.

www.riadbahiasalam.com

Dopo le formalità ed un cambio veloce, andiamo in una strada limitrofa e facciamo la conoscenza della nostra guida: una donna marocchina che parla italiano. La signora ha iniziato a fare la guida dopo aver imparato a parlare la nostra lingua a seguito di un soggiorno di sei mesi in Italia. La città si presenta molto viva, bei monumenti, tanti negozi e forse perchè troppo vicino il ricordo dell’India, a me sembra pulita e tutto sommato ordinata.

Visitiamo due monumenti a pagamento e la piazza: Palazzo Bahia, la Piazza Djemaa el-Fna, le Tombe dei Sahaditi.

Nell’aria un inebriante odore di fiori di arancio amaro. Passeggiare per questi palazzi che mostrano con fierezza i loro tesori architettonici, i loro colori naturali e le loro finiture, mi ricorda i palazzi andalusi, dove è evidente l’influenza araba. Passeggiamo per le strade commerciali, un susseguirsi di negozi ed artigiani che mostrano lavorazioni e merce da comprare. La nostra guida ha le idee molto chiare sul giro da fare sia artistico che commerciale. Compriamo dei prodotti tipici primi fra tutti presso un’erboristeria ordinatissima…con una commessa gentile che ci mostra senza troppo insistere spezie, creme, tisane e oli. Facciamo la nostra bella scorta e ci omaggia di qualche prodotto. Il giro turistico e commerciale termina nella famosa piazza di Marrakech dove c’è un po’ di tutto: saltimbanco, prodotti alimentari e tante donne sedute su sgabelli che dipingono mani con hennè.

Ho gia’ fatto questo in India: e’ una pratica che porta qualche soldo nelle tasche delle donne e, con la mediazione della fidata guida, mi faccio tatuare…ed offro il tatuaggio anche a lei che vedo molto interessata. Ci salutiamo e mi da il suo numero di telefono per farle un po’ di pubblicità ad amici che magari vogliono vedere Marrakech. Siamo stanchissimi e sebbene la piazza di notte sarà uno spettacolo nello spettacolo, decidiamo di riposarci in riad mangiando una buona cena marocchina a base di cous cous e di andare a dormire: domani inizia il tour vero e proprio.

29/03

Sappiamo benissimo che una citta’ come Marrakech avrebbe meritato molto più tempo, ma la nostra intenzione era quella di fare un tour, vedere paesaggi, cogliere peculiarità del Marocco centrale, piu’ che sostare in una città.

Dopo una buona ed abbondante colazione partiamo alle 9: direzione i monti dell’Atlante e sue vallate. La meta finale sarà Ouarzazate ma prima di arrivarci passeremo per paesi e vallate che imprimeranno sui nostri occhi una serie incredibile di colori. Nei 100 km circa che abbiamo percorso, vallate e paesi contengono colori e tratti tipici di campagna coltivata, montagna, vegetazione marittima e deserto, in un connubio particolare ed unico. Le palme a valle con corsi d’acqua, sulle alture i villaggi fatti di argilla rossa, attorno il paesaggio alpino. Una cosa unica ed incantevole. Mohamed si ferma in ogni posto panoramico dove sia possibile fare una foto. Le strade sono tutto sommato buone e nonostante una certa lontananza da grossi centri, i paesi a me non danno l’idea di grande povertà: le case con il loro stile sono dignitose, hanno le parabole, la gente fa una vita lontana dai nostri parametri ( le donne lavano i panni nei fiumi…i bambini giocano liberi per strada) ma in ogni villaggio ho intravisto la scuola…campi in terra battuta con porte da calcio. I campi a valle sono coltivati, spesso si trovano insegne di ricettività turistica.

Scopriremo, sia attraverso la lettura della fidata Loney, che dai racconti che ci verranno fatti in serata, che in Marocco, o almeno in questa parte, il re ha voluto rimodernare molto: scuole, vie di comunicazione, servizi. Queste le iniziative più evidente di questo monarca che sta investendo sul futuro del suo paese e di cui tutti sembra parlino bene. Per strada incontriamo bancherelle improvvisate con minerali e fossili dalle montagne, ceramiche ed artigianato, punti di ristoro e tante cooperative di donne che producono olio di argan. Attraversiamo il passo Tizi-n-tichka e la valle di Zat, incontrando diversi paesi: le case di colore rosso costruite con terra argillosa si stagliano su paesaggi color ambra di diverse sfumature. In ognuno il minareto spicca e mentre scattiamo le foto, sono le 12 e vengono intonate le preghiere. Il silenzio è rotto dalle orazioni e anche la radio in macchina sospende le trasmissioni.

Rilevante la visita al villaggio di Telouet dove c’e’ la kasba dei Glaoui.

Facciamo pranzo: mentre noi svolgiamo la visita, Mohamed ci ordina il cibo. Nel raggiungere l’entrata del monumento, attraversiamo muri a cielo aperto e ruderi rossi che si stagliano nel cielo azzurro e dove la vita in cortile dei bambini trascorre senza alcune apprensione dei genitori, tra biciclette, giochi alla corda, chiacchiere, fanciulli al margine della strada in attesa di un turista che passa a cui chiedere “bon bon?”. Entriamo nelle poche ma magnifiche stanze rimaste. I soffitti e i muri sono ornati in modo sublime e l’occhio si sente colpito dai mosaici policromi in gesso raffiguranti fiori, le colonne e le volte bianche cesellate finemente. E’ un arte sublime, ricca di particolari in cui risaltano i colori naturali e la maestria di abili artisti che hanno saputo plasmare il marmo. Entusiasti di queste visita, ci dirigiamo verso il ristorante dove mangiamo un ottimo pranzo, facciamo conoscenza del gatto del ristorante (e lui della nostra pietanza) e di una signora portoghese, molto distinta, che viaggia da sola e che ritroveremo lungo la strada di oggi.

Riprendiamo la macchina e proseguiamo per diversi km. I paesaggi, che si arricchiscono anche di miniere di sale, alternano i colori. Diversi i punti panoramici, le foto che scattiamo, gli scorci da memorizzare in un silenzio rotto al massimo da qualche mezzo di trasporto per turisti.

Arriviamo a Ait Benhaddou, dove, dopo il solito driblare di finte guide per caso, facciamo visita a questo paese arroccato, scelto anni fa, tra gli altri dalla produzione di Gesù’ di Nazaret ed il Gladiatore come set e fatto restaurare.

Entriamo a pagamento dentro alcune case con muri e pavimento in argilla. Camminarci su da un rimbombo interiore! Saliamo attraverso le strade del paese e raggiungiamo la cima dove si scorge un panorama larghissimo della vallata: il fiume e l’oasi a destra, il paesaggio desertico tutto intorno. I colori accesi dal sole che alto in cielo fa sentire i suoi raggi. Bellissimo.

Proseguiamo per Ouarzazate, non manca molto, circa 30 km di una buona strada e senza soste. Iniziamo a sentire caldo e accusare stanchezza. Arriviamo alle porte di questa citta’ che ha subito dei grandi cambiamento negli ultimi anni. Vi sono infatti tre importanti studios cinematografici che hanno portato soldi e benessere; per di più il re negli ultimi anni ha investito molto qui. Ouarzazate si presenta così come una città ordinata, pulita, con diverse banche e esercizi commerciali e turistici. Noi soggiorniamo nella parte vecchia, in un nuovissimo e bellissimo riad: www.riadaylan.com riadylan@gmail.com .

Dopo un pò di meritato riposo dentro la bellissima stanza con un bagno spaziale, faccio conoscenza del proprietario: un ragazzo di 35 anni, gradevole e amichevole con cui converso in inglese per circa 30 minuti: ha aperto a fine gennaio, ha studiato in Svizzera, sposato con due figli già grandi. Parliamo un pò delle rispettive esperienze, viaggi e della condizione delle donna. Mi dice che negli ultimi anni sono nate diverse organizzazioni che sostengono le donne che stanno iniziando ad avere ruoli di potere. Nel mentre arriva Raidoin, il nostro tour operator. Ci siamo parlati a volte via mail e via Facebook: dalle immagini non avrei immaginato fosse un ragazzo di 28 anni! Facciamo cena assieme: lui sta accompagnando dei turisti più grandi di noi e sono nello stesso albergo. La cena è veramente piacevole e cordiale e siamo molto contenti di aver fatto la sua conoscenza. Nato nel deserto da un umile famiglia impara a conoscere la sua terra. La conosce così bene che incontrando qui, responsabili di Avventure nel Mondo gli propongono di diventare guide per loro. Da allora cambia la sua vita. Impara bene le lingue, parla perfettamente italiano e dopo alcuni anni, seguendo consigli di turisti e il suo istinto, fonda quella agenzia locale. Piano piano si fa strada anche grazie ad internet: il suo lavoro compiuto con amore e passione viene testimoniato sui tanti siti di viaggio e le recensioni ottime fioccano. Come me tanti altri turisti si affidano a lui e tutti ne parlano bene. E’ un ragazzo piacevole, intelligente e attento alle esigenze. Veramente una piacevole conoscenza. Alla fine salutandoci, mi fa un complimento di cui sono molto fiera: ” magari potessi lavorare sempre con gente come voi: viaggiatori non turisti!”

30/03

Partenza alle 8.30 dopo una bella e buona colazione sulla terrazza del riad. Il sole splende, il cielo è limpido. Da oggi avremo una guida in più: il cugino di Radoin, Younes , un giovane ragazzo che aiuta l’impresa di famiglia e vorrebbe ampliare la sua esperienza sempre con italiani. Usciamo da Ouarzazate, direzione Meztoura, nel deserto Erg Chebbi attraversando la valle del Drahaa. E’ un susseguirsi di paesaggi che si stagliano seguendo la linea guida della lunga e bellissima oasi. E’ un paesaggio che ci prepara al deserto, quello che per anni ha fatto vivere il proprio popolo nell’isolamento e gli stenti e che, ancora ora, mette a dura prova l’uomo.

Come ieri ci fermiamo di tanto in tanto per sgranchirci le gambe. Younes, ci intrattiene con gentilezza spigandoci cosa vediamo e arricchendo tutto con particolari. Anche lui come Radoin è molto giovane: sta imparando l’italiano con i turisti ed è molto sveglio. Ci fermiamo in un punto panoramico. A terra tanti oggetti di artigianato in una bancherella improvvisata come spesso si vedono per strada. Ci sono tanti oggetti carini e dal nulla si materializza un anziano signore. Era all’ombra in una specie di casetta senza tetto dalla parte opposta. Compro una scatolina al prezzo di 100 diram e prima di partire autista e guida gli donano dell’acqua. Durante il viaggio gesti di solidarietà simili li abbiamo notati da parte dei due: una bambina lungo la strada fa un segno, il driver getta dal finestrino la bottiglia, la bambina corre a prenderla. Eravamo ai margini del deserto e gruppi di gente si ammassano all’ombra. Questa bambina era una di loro. Il viaggio di oggi è un viaggio di trasferimento che non ci vede impegnati in grosse tappe se non quelle panoramiche e per un caffè. Dobbiamo infatti raggiungere Merzuga da dove si svolgerà la seconda parte del nostro giro. La gente che sosta lungo i margini della strada sono i nomadi del deserto. Si scorgono lontane da loro, a volte, delle tende: le loro case. Essi sostano ai margini, magari pascolando un animale o cercando dei fossili che poi rivendono. Questa zona e’ molto ricca e, il loro ritrovamento, puo’ portare qualche soldino. Sono le 16 circa quando lasciamo la strada maestra per praticare un po’ di fuori pista.

Nel mezzo del deserto piatto fermiamo la jeep per ammirare da lontano le rosse dune del Sahara. E’ un emozione camminare nel deserto fra le rocce e scorgere le dune rosse. Cammino ascoltando il rumore dei sassi in quel panorama lunare. Cerco anche io qualcosa a terra…come i bambini indigeni…raccolgo dei sassi ed una conchiglia, non un fossile ma proprio una conchiglia!…si in quel posto…in mezzo al deserto…una volta vivevano i pesci…come dice Younes…”tanti ma tanti anni fa…”.

Arriviamo al resort attorno alle 18.

www.riadmamouche.com

Siamo cotti. Non abbiamo camminato molto…ma il caldo, la differenza di clima, e i km si fanno sentire. Dopo essermi riposata mezz’ora esco e faccio una passeggiata. Il villaggio vive di turismo: tanti i resort e negozi a tema. La vita dura del deserto grazie ad internet e’ divenuta meno pesante. Sappiamo poi tutti al prezzo di cosa…pero’…!

Davanti al riad bambini giocano e vendono braccialetti. Il turismo di massa e’ entrato a far parte di questo paesaggio: 4×4, cammelli in fila indiana, squod sfrecciano sulle dune. Tra di essi compare una mamma con due bambini vestiti tipici che tornano forse da una passeggiata e una vecchietta carica di foglie dietro la schiena, il foraggio per i cammelli. Sarebbe un peso improponibile anche per un giovane, ma lei, un po’ curva torna da chissà dove nel deserto con questo carica. Mi dice qualcosa nella sua lingua che io non sono in grado di comprendere. Proseguo la passeggiata per un po’: le dune rosse stanno per velarsi di nero. Tornata al riad, dopo una doccia ristoratrice, andiamo a cena bordo piscina, buona e con un buon servizio. Peccato i rumori chiassosi di altri ospiti che non hanno il minimo rispetto degli altri e di un luogo magico come il deserto.

31/03

Buona Pasqua. In Italia stanotte c’e’ l’ora legale. Abbiamo chiesto se anche in Marocco, ci dicono di si e mettiamo un’ora avanti. Piccolo problema: scopriamo oramai tardi che loro la spostano il 28/4…dunque ci siamo alzati un’ora prima…a colazione eravamo unici e soli…driver e guida spuntano giustamente alle 7.45!!!

Mentre attendo vedo dei bambini davanti al riad. Mi avvicino con le cose che avevo portato loro (penne e mollettine). Ne esce una scena esilarante….le bambine azzuffano tutto e iniziano a darsele di santa ragione…come al solito il capitalismo rovina un ecosistema perfetto.

Partiamo alla volta del tour in 4×4 con il nostro fedele Mohamed e con Younes. La prima tappa e’ presso una casa della musica www.khamlia.com. In questo luogo, in mezzo al deserto, e’ nata una sorta di comune formata da gente che e’ andata via da altri paesi dell’africa e che per diversi motivi non ha potuto proseguire il loro viaggio o ha scelto di vivere qui. Le donne si occupano degli animali, i bambini vanno nella scuola vicino e gli uomini fanno musica. Ci accolgono, ci offrono un the e ci fanno un piccolo concerto. Sono veramente bravi…nessuno di loro puo’ aver studiato alcunche’ di musica, ma suonano i loro strumenti con maestria, accompagnando il ritmo con i movimenti. Noi compriamo loro un cd e facciamo una piccola donazione. Ci piace molto questa esperienza…perche’ loro non vendono nulla…ci hanno accolto nella loro casa ed in modo molto umile e sincero ci hanno fatto vedere cosa fanno nella vita. Fuori ci sono delle donne e chiedo se e’ possibile che una si faccia una foto con me. Molto carinamente una accoglie la mia richiesta.

Tutta la comune partecipa osservando lo scatto…il potere delle piccole cose in un posto aspro come questo. Usciamo dalla strada battuta e iniziamo a risalire sulle piste. Il giro durera’ circa due ore. Ogni tanto soste panoramiche.

Non ci sono parole che possano raccontate cosa sia questo angolo di terra….i suoi colori…i volti della gente che vi vive…il cielo…le sensazioni che ti lascia. Durante l’ultima sosta, mentre Nicola e’ intento a scattare foto, io mi siedo in alto, su una duna, a contemplare. In questo luogo dove non c’è nulla, dove sembra impossibile tutto, penso alla gente che vi abita e mi viene da pensare a tutte le paure che la nostra società ci inculca: paura del prossimo, paura della malattie, paura delle emozioni. Qui dove non c’è nulla e dove avresti bisogno di tutto ti senti in pace: non devi più combattere…e lasci aperta la porta alla fiducia verso gli altri…il mondo…te sessa. Mohamed mi omaggia con un fossile da lui trovato…io osservo…e ascolto…in silenzio…il silenzio. Dopo un po’ Younes si ferma vicino a me e commentiamo. Gli dico che per un europeo vivere una cosa del genere e’ unica…non ci sono parole per commentare l’emozione che ti da. Il deserto, con il suo vuoto, il suo silenzio, ti ricorda i tuoi limiti…ti mette davanti alle tue paure…e ti fa capire che in fondo non hai bisogno di nulla se non della tua forza interiore per state bene…perche’ si…in quel vuoto pieno di silenzio e di colori accecanti, c’e’ tutto. Anche lui ne conviene e mi dice che ogni volta che ci torna e’ un rinnovare l’idea che e’ un posto unico. Lo ringrazio per questa bella esperienza: oggi, tu, Mohamed e Radoin, gli dico, mi avete donato un bel pezzo di vita da aggiungere alla mia vita. Lui mi sorride.

Puntiamo verso il paese di Rissani. Entrando si respira l’atmosfera di un paese attivo: case a volte non finite e strade da asfaltare, muli e biciclette tra macchine, gente a passeggio, bambini che giocano. Tutto si intensifica verso cio’ che sembra essere il centro: oggi e’ un giorno di mercato ed andremo al mercato ad assaporare la vita di tutti i giorni in questo angolo di Marocco. Entriamo in un dedalo coperto dove si vende di tutto: vestiti vecchi e nuovi, strumenti musicali, carne e pesce (sorvolo sulle tecniche di conservazione…non molto in linea con quelle consentite da noi) ed ogni possibile merce. Yunes entra in un esercizio e ne esce con un cartone tipo pizza take away. Noi lo seguiamo. Nel programma ci sarebbe il pranzo con pizza berbera…ma non capisco bene la dinamica…

Dopo aver girato alcune strade, entriamo in un negozio zeppo di roba: un’erboristeria!

Tel 06.70.36.63.68

Ci fanno accomodare nel salottino mentre loro servono i clienti e ci offrono il the: uno di loro taglia la pizza berbera che mangiamo con appetito e il proprietario (credo) ogni tanto interagisce con noi. Mentre mangiamo vediamo in diretta trattative, merci, e guardiamo un po’ stupiti tutte le strane cose presenti nel negozio. Il pensiero mio e di Nicola e’…”come siamo finiti in un’erboristeria a mangiare una pizza?”. La curiosita’ per la sua merce si scatena…e compro mix di polveri per aprire il naso congestionato, sale minerale, profumo secco e zafferanno in pistilli. Tra un’acquisto e l’altro due chiacchiere amichevoli. Capiamo che proprietario e Radoin si conoscono e ci ospitano a pranzo per offrire un servizio. Se vuoi comprare qualcosa ben venga…e non e’ facile non comprare…il negozio e’ molto caratteristico, ha dei prodotti molto buoni e l’atmosfera e’ veramente unica! Younes ci vorrebbe far conoscere la sorella e farci offrire un the ma arrivati a casa sua scopriamo che e’ andata al mercato. Torniamo verso il riad per prepararci all’escursione sulle dune, facendo prima un giro anche nel mercato di verdure sempre fra la gente del posto. I banchi si susseguono in una strada all’aperto: uomini e donne di ogni eta’, porri, carote e insalata si susseguono tra carretti trascinati da bambini o animali. In una piazza brulla, gli asinelli sostano. Il modo di vivere di questa gente, i loro lunghi saluti per sincerarsi del conoscente, il commercio, le relazioni, il tempo e lo scorrere la vita, e’ un modo vivendi piu’ naturale, con meno filtri ed in fondo piu’ vicino all’umanita’. Torniamo in macchina e siamo veramente soddisfatti nell’esser riusciti a vivere almeno in parte uno spaccato cosi’ ricco. Tornati al riad aspettiamo un po’ riposandoci prima di essere chiamati per l’escursione al tramonto. Alle 16.30 circa ci chiamano. Noi, due ragazze argentine e una coppia da Hong Kong saliamo sui rispettivi cammelli. La camminata durera’ circa 1,30 ore. Arriveremo nelle tende tra le dune, vedremo il tramonto e l’alba, faremo cena e dormiremo nel campo. La passeggiata scorre tra le dune che si aprono a vista d’occhio, passando dal deserto nero a quello giallo dopo qualche metro, attraversa le oasi vicino al villaggio dove si rifugiano i bambini a giocare al fresco, ci permette con calma di vedere questo fantastico paesaggio che si apre sempre di piu’ ai nostri occhi…sempre piu’ rosso…sempre piu’ immenso. Un susseguirsi apparentemente infinito di grosse colline sabbiose che coccolano i nostri occhi, i nostri sensi. Un mare di sabbia scolpita dal vento: sapienti pennellate realizzate e messe in questo angolo di mondo a dividere cielo e terra.

Arrivati alle tende ognuno di noi decide di vivere il tramonto come crede. Nicola sale su una duna facendo una fatica incredibile. Io decido di non muovermi poi molto e di sostare a meta’ altezza. Non vale la pena perdere energie e sensazioni. Nel silenzio inizio ad accarezzare la sabbia con piedi e mani per sentire le sue caratteristiche tattili…aprire e chiudere gli occhi e le orecchie per ascoltare e vedere in modo alternato lo spettacolo silenzioso in cui sono immersa. Non ci sono altre parole.

La cena si svolge attorno ad un tavolo. Quatto continenti nel mezzo del Sahara fanno conversazione in inglese e raccontano di se’ e dei loro paesi. Il cielo si tinge di un blu intenso. La sola luce dei pannelli solari del campo ci illumina per tutta la cena. Le stelle si stagliano sopra di noi esaltate da quell’oscurita’. Buona notte…la tenda ci attende…e poi l’alba.

01/04

Scorgiamo un lieve bagliore alle 5. Come ci ha detto il cammelliere che ieri ha cucinato anche per noi, l’alba e’ alle 5. Usciamo e ci godiamo lo spettacolo prima di ripartire.

Le dune escono piano piano dall’oscurita’ e cosi’ anche le tracce di animali che le hanno popolate. Con i nostri compagni di viaggio godiamo di queste luce, sempre piu’ calda ed avvolgente. Alle 6,30 a bordo dei cammelli torniamo al riad. Il cammelliere ci fa notare le tracce degli animali spiegandoci di cosa si tratta e mentre ci scorta ci fa vedere dei semplici giochi con la sabbia che i bambini fanno nel deserto. Mentre scendiamo dal cammello scorgiamo alcuni bambini: in divisa giacca e pantaloni scuri, con gli infradito, gli zaini e tirando su un bel po’ di polvere si recano alla vicina scuola. Altri invece ci offrono come sempre piccole mercanzie. La scuola non e’ un diritto per tutti…ancora.

Facciamo assieme la colazione e dopo esserci salutati andiamo a farci una doccia…: ci vuole!

Alle 9.30 partiamo: la nostra tappa finale sara’ ancora Ouarzazate, ma facendo diverse soste. Usciamo dal deserto nero e ci dirigiamo verso una piana solcata con dei pozzi d’acqua alimentati da un canale sotterraneo oramai secco.

Essi erano utilizzati dalla gente chi vi abita sotto le tende. Ci fermiamo accanto ad una tenda berbera i cui abitanti uomini ci mostrano il funzionamento dei pozzi scendendo in un canale. Ci ospitano poi sotto la loro tenda: togliamo le scarpe e assieme a Yunes e Mohamed prendiamo il the che offrono con calore.

Nella tenda non c’e’ quasi nulla: solo tappeti e cuscini per sedere. Pochi rami sorreggono i diversi tessuti che fanno da tetto. In questa essenzialita’ facciamo due chiacchiere con la mediazione di Yunes: loro non parlano nessuna lingua se non la berbera. Le donne sono al pascolo con i bambini e la’ hanno un’altra tenda di riparo. E’ la’ fanno anche il pane. Gli uomini accolgono chi passa, mostrano i pozzi e vendono piccoli manufatti, fossili e oggettistica. Io sono toccata da tutto cio’. Un modo di vivere che non ha punti di contatto con nulla nella nostra esperienza, una dignita’ ed una semplicita’ che non puo’ lasciare indifferenti. Compro alcuni loro manufatti ed un oggetto: sono cose carine e come per la comune dei musicisti non me la sento di passare senza dare un piccolo aiuto (che comunque non e’ carita’) a questa gente, pacifica e dignitosa. Ripresa la macchina facciamo diversi km ci fermiamo a mangiare. Radoin voleva ospitarci a casa della mamma ed essere suoi ospiti a pranzo ma la signora e’ via dunque dice a Yunes di pagarci il pranzo in un ristorante. Facciamo cosi’ pranzo in un bel locale, sulla terrazza dove mangiamo un ottimo cous cous, insalata e zuppette. Siamo pieni! L’ospitalita’ marocchina e’ veramente eccezionale! Proseguiamo verso le gole del Dades, non prima di aver ammirato dall’alto il paese con le montagne rosse al ridosso, le case dello stesso colore e senza tetto, il palmeto davanti assieme ai campi di irrigazioni e coltivati.

Il paese e’ un’importante localita’ turistica famosa per le sue temperature fresche anche in inverno. Scendiamo vicino alle gole del Todra e facciamo un breve tratto a piedi. Nicola dice che 30 anni non vi era ombra di asfalto. Ora per meta’ e’ cementificata. Gente che fa climbing si succede a donne con i somari che lavano i panni. Proseguiamo verso la valle delle rose: in queste valle, grazie alle rose coltivate, e’ nata una famosa produzione di tonico, creme etc tutto a base di rose. Chiedo a Yunes di portarmi in una rivendita e acquisto diversi prodotti piu’ una pentola tipica per cous cous. Prendiamo tutti e quattro un caffe’. Piu’ passano i giorni e piu’ ci sentiamo un gruppo…mano a mano che la conoscenza si approfondisce…mano a mano che capiamo meglio le cose che piu’ ci piacciono e ci interessano. Parliamo un po’ con Yunes e gli chiedo se e’ mai stato in Europa. Lui mi dice che conosce la Germania. Alla nostra domanda “non ti piacerebbe vivere in Europa?” Lui sicuro di se dice di no. La visione del tempo che abbiamo non gli appartiene…ed io lo capisco…d’altra parte lui e Radoin si stanno facendo strada lavorando nel loro paese…valorizzandolo…e dando anche lavoro ad altri…nonche’ portando ricchezza. Proseguiamo e ci fermiamo nell’ultima tappa prima dell’albergo di Ouarzazate: il paese di Skoura famoso per il suo palmeto e la Kasba Amridil che si trova ritratta nelle banconote da 50 diram.

Nel palmeto arrivavano le carovane dal Mali, passavano li’ le merci sui somari che poi venivano usati per trasportarle oltre il monti dell ‘atlante. Questo palmeto e’ patrimonio dell’unesco. Veniamo accolti calorosamente e compiamo la visita a questa kasba sia esternamente che internamente. E’ stata restaurata e dentro ha piccoli utensili, ambienti e giardino. Anche questo e’ stato set di un film. Tornati in macchina facciamo gli ultimi km che ci separano dell’hotel. La strada di oggi e’ stata forse meno panoramica di quella del secondo giorno, ma le tappe fatte sono state molto suggestive. Arriviamo all’hotel: una dimora di lusso, arredata con stile essenzial chic con piscina e giardino. Nel mezzo un cortile aperto. Molto molto bello.

www.darchamaa.com

Fatta cena dopo esserci riposati, concordiamo con Yunes di partire domani alle 7. Per arrivare a Marrakech occorrono 4 ore perche’ la strada e’ di montagna. Facciamo cosi’ le valige: abbiamo stranamente comprato un sacco di cose…ma ogni oggetto ha un piacevole ricordo…ed iniziamo a pensare che il Marocco deve trovare collocazione dentro un cassetto importante della nostra memoria e dei nostri ricordi.

02/04

E’ arrivata la partenza. Sei giorni stupendi…intensi…che non dimenticheremo mai. La strada che ci riporta a Marrakech ci fa rivivere le emozioni del secondo giorno, quando per la prima volta iniziavamo a scoprire questo paese stupendo…quando scorgevo le montagne, le kasbe e le palme a breve distanza. E’ tempo di valutazioni per noi…ma anche per i nostri accompagnatori. Io dico a Yunes che traduce poi molto soddisfatto a Mohamed che cio’ che ci e’ piaciuto di piu’ e’ stato vivere cose vicino alla gente…il mercato…la pizza in erboristeria…la tenda berbera vicino ai pozzi…la comune dei musicisti. Younes ne e’ molto contento e parlando con Mohamed poi mi traduce che stanno pensando per noi un nuovo itinerario…fra le montagne…fra la gente che vi vive…vicino alle cascate…tra la loro semplice e calorosa umanita’. Io ne sono felice…voglio tornare…lo voglio fare presto…perche’ questa terra e’ veramente stupenda e come ce l’hanno fatta conoscere io non lo dimentichero’ mai. Yunes, Mohamed, Radoin e tutti quelli che abbiamo incontrato amano questa terra e passano attraverso l’esperienza di un viaggio a servizio degli altri l’amore per essa. Il turista deve solo farsi prendere per mano…e vivere con semplicita’ e fiducia questa dimensione. Durante gli ultimi km scherziamo un po’…io in tutto il viaggio sono stata “Fatima” e Nicola “ali’ baba'”. Questi simpatici nomignoli e buffe situazioni che inventiamo ci scortano a Marrakech. Ci fermiamo in una cooperativa di donne che fanno olio di argan (cooperative femmine afra takarkourte takarkoute9@menara.ma ) e ne prendo una bottiglietta. Mohamed trova un minerale e ce ne omaggia. Credo che sia un gesto gentile con cui ci vuole salutare. Al centro, prima di arrivare in aeroporto, vediamo brevemente Radoin che si sincera sia andato tutto bene. Il nostro sorriso non puo’ essere piu’ esplicativo! Ci sentiremo presto…e ci terremo in contatto via Facebook…poi…tornera’ Pasqua…e tornera’ il Marocco…magari le citta’ imperiali…e la loro vita sopra ogni cosa.

Arrivati in aeroporto ci salutiamo…offriamo a Mohamed una piccola mancia e anche a Younes. Il nostro viaggio deve tanto alla loro professionalita’…se lo meritano!

Ed ora Madrid…e poi Bologna…e poi casa!

A presto Marocco…a presto Mohamed, Younes, Radoin…grazie…e…Inshallah!

Note pratiche:

Volo iberia: 300 euro

Pernottamento, macchina 4×4, mezza pensione escluse bibite, benzina, guida, escursione nel deserto, 600 euro a persona.

Organizzazione

Radoin-saharaexpeditions Tour – SARL

Rue Dar El Bacha – Sidi Ali Tair – Médina – Marrakech

Cellulare : +212 676 168 049 / +212 662 093 197 / +212 601 305 110

Email : info@radoin.saharaexpeditions.com

Sito Web: http://www.radoin-saharaexpeditions.com

I.F.40396488 – R.C. 8519 / 2011 – Patente n° 19381414 – CNSS. 8716469

Barbara

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