Un viaggio nei sentimenti: tra vita e morte

Ieri sera ho scritto fino alle 1.30…e stamani mi sono svegliata un po’ piu’ tardi. Le mie compagne di avventura mi prendono gentilmente il biglietto per la conferenza dibattito che si terra’ alle 11: Corrado Augias intervista Umberto Veronesi su vita e morte. Argomenti universali, trasversali nel tempo e nello spazio. Amo questo tipo di incontri dove personalita’ come quelle di oggi esprimono il loro pensiero su temi che dovrebbero essere di dibattito laico piu’ che religioso e ci portano a riflettere su cose cosi’ vicini a noi tutti.
Dopo un sentito e necessario saluto alla purtroppo scomparsa Margherita Huck, Augias pone alcune domande con la sua solita chiarezza e precisione:
Comincia la vita quando lo spermatozoo entra nell’ovulo ed e’ allora che inizia anche l’essere umano?
Quando i medici dichiarano la morte di un individuo?
Chi stabilisce il momento di morire?
Esiste ancora una fine naturale per l’individuo?
Le domande generano profonde riflessioni che coinvolgono la razionalita’ e l’emotivita’ di tutti noi, riflessioni e posizioni contrapposte. La vita (quale vita?) si oppone alla morte (quale morte?) la sacralità alla responsabilità’ della vita che e’ l’alternativa laica. Il concetto di medicina occidentale, il rimedio salvifico sempre e a portata di mano, fa crollare il concetto di sacralità’ intoccabile di vita che non regge piu’ perche’ determinata dalla persona. La vita intesa come dono non ha piu’ un fondamento: meglio parlare di vita come prestito. Temi toccanti, essenziali fondamentali per una societa’ che si definisce civile a cui i nostri politici cercano di sfuggire perche’ elettoralmente scomodi. Una viltà’ da cui la gente si smarca partecipando anche a questi eventi, facendo quadrato e riflettendo su questo paese e le sue contraddizioni. All’uscita stringo la mano ad Augias ringraziandolo per questo momento di lacita’ condivisa. Lui calorosamente contraccambia il saluto e leggendo il mio nome nel pass ringrazia. Partecipare a eventi di questo genere permette di non sentirci sempre una minoranza, soli con le nostre idee, di vedere e conoscere gente che sente e vive il disagio di una societa’ che veramente poco ascolta le necessita’ civili di chi la popola.
Il gruppo/blogger (stiamo giorno per giorno diventando sempre piu’ un gruppo, non solo sulla carta) si dirige al pranzo della domenica nel locale di ieri .http://www.ristorantelasignoriaspoleto.com/ristorante.html
Le pietanze si confermano buone ma il servizio e’ veramente molto lento anche se gentile. Alle 14.30 siamo ancora seduti…una cosa che mi fa saltare i nervi! Dopo una breve sosta in albergo mi reco presso il Teatro Nuovo Carlo Menotti, nella cui biglietteria mi attende un biglietto in seconda fila platea per “The piano upstair”, spettacolo di prosa e danza diretto da Giorgio Ferrara e la danzatrice classica Alessandra Ferri, anche coreografa. Le mie frequentazioni teatrali sono specificatamente nella prosa ed il mio occhio nn e’ certamente allenato alla visione di spettacoli di danza. Questo si rivela non essere un ostacolo: lo spettacolo e’ immediatamente coinvolgente. Si tratta di un monologo in inglese sulla fine di un amore apparentemente intoccabile, unico e “perfetto” fra un uomo ed una donna di mezza eta’ come tanti. Quello che appare come un rapporto perfetto piano piano mostra le sue fragilità’: non un’unica causa, non un motivo scatenante, ma tante piccole grandi motivazioni che fanno crollare un castello lucente e armonioso. Quello che sembrava perfetto prende forme inusitate e deludenti: entra il grande mostro silente della depressione. Si parla ma non si comunica, ci si ferisce, non si riconosce se e l’altro, si soffre come mai si sarebbe creduto in un’epoca dove la sicurezza dovrebbe accompagnare e non abbandonare. Attori e ballerini accompagnano il pubblico in un viaggio tra sentimenti contrastanti e deludenti, dentro la crisi attuale della coppia matura dentro cui l’essere uomo e l’essere donna riescono con estrema fragilita’ a convivere. Mi sono emozionata attraverso le parole di lui, la sua fragilita’ disarmante, la sua sete di carriera; ho sentito attraversarmi da brividi vedendo la Ferri ballare come fosse una foglia priva di forza di gravita’ e trasportata dal vento, combattuta tra cio’ che sente, cio’ che era, le aspettative ed i sentimenti dell’uomo da cui si sta allontanando non solo fisicamente. Il teatro applaude lungamente i cinque protagonisti: e’ un pubblico eterogeneo che occupa pero’ solo meta’ dei posti a disposizione. La ricerca di visibilita’ di una prima e’ molto lontano per fortuna!
Ritorno in albergo veramente soddisfatta e piena di sensazioni. La giornata di oggi mi sta offrendo veramente tanti spunti di riflessione.
Vita e morte, il filo rosso di oggi, lo ritroviamo anche io e la mia collega professionista blogger Rossella Porcheddu, http://www.iltamburodikattrin.com, nello spettacolo “Il decalogo” nella bellissima location della basilica di San Salvatore, appena fuori dal centro. Durante questa data la compagnia teatrale mette in scena in 50 minuti il dramma di una coppia che dovra’ affrontare la difficile decisione di scegliere tra la vita e la morte per il proprio feto, affetto da una sindrome. Durante cinque appuntamenti la compagnia Associazione Culturale Harvey, intende attraversare i sentimenti umani in relazione ai primi cinque comandamento della religione cattolico-cristiana. Non ho personalmente apprezzato questo evento, sia per posizioni personali che per la recitazione e gli artifici di scena utilizzati che non mi hanno coinvolto particolarmente.
Risaliamo a Spoleto alta. La citta’ e’ ancora molto vivace: locali aperti, gelaterie, negozi, ristoranti. Gente elegante, gente casual, giovani usciti dalle diverse rappresentazioni; locali che come al solito vivono una fresca serata estiva. I chiari palazzi romanici di Spoleto, le vie acciottolate, i fiori nei balconi signorili, fanno da contorno a tutto cio’…il festival dei due mondi e’ veramente entrato nel vivo ed io ci sono!

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