Spoleto vintage

Io e Stefano, mio compagno blogger, ieri sera ci siamo salutati nella hall dicendo” domani ci svegliamo quando ci va’…!”. Profezia errata! Alle ore 7.30 un gentile camion con annessi muratori inizia a scarica materiale edilizio sotto la mia camera…no comment! Anche il gestore dell’hotel e’ molto irritato…! Scendo per la colazione prima di tutti e ne approfitto per finire a scrivere il racconto del giorno di ieri e fare alcune commissioni. Ho dimenticato la spazzola per capelli e dovendo io oggi lavarli, devo necessariamente comprarne una. In questi giorni, a dire la verità, almeno in Spoleto alta, neanche l’ombra di un supermercatino modello margherita Conad. Stuzzicherie, macellerie, abbigliamento, librerie, banche, forni…ma nessun cenno di supermercato…se pur piccolo! Chiedo info alla hall…ma cio’ che temevo si realizza. L’unico negozio dove posso trovare una spazzola, e’ l’enoteca dove ho comprato le specialita’ locali ieri, in piazza del mercato. Sono un po’ perplessa ma questo e’ quanto. Essa funge anche da drogheria e mi ci reco. Effettivamente il negozio ha una triplice valenza: stuzzicheria/enoteca, generi alimentari confezionati, piccola profumeria. Faccio cosi’ un salto nel passato. Mi sembra di tornare bambina, quando in estate accompagnavo mia nonna nel negozio dove faceva fedelmente la spesa…ogni giorno. C’era un po’ di tutto come qui e, mia nonna, vi comprava di tutto: dalla birra per mio nonno alla lacca per capelli per lei. Mi sembra di annusare i medesimi odori quando leggo i cartellini con i prezzi scritti a pennarello rosso, con la stessa scrittura da chissa’ quanti anni. Oggi sara’ una giornata dedicata alla ricerca della Spoleto anni 50-60-70, decido cosi’! Spoleto ha delle chicche vintage; non sono poi cosi’ difficili da scoprire, devo solo prestare attenzione e munirmi di reflex. Sebbene ben mantenuta e quasi tutta restaurata essa mantiene una vena anni 56/60: le insegne dei negozi, le strade, gli esercizi commerciali, i palazzi, gli scorci: personalmente mi ricorda un po’ un’Italia che si vede forse oramai solo attraverso certi film e che ci fa sorridere ma anche rimpiangere. Trascorro tutta la mattina a salire, scendere stradine acciottolate, senza mappa e senza meta, con l’unico obiettivo, quello di cogliere per cio’ che e’ possibile questo aspetto. Nel mio vagare entro in un laboratorio-negozio dove vengono realizzate e decorate ceramiche: “ceramiche la torre” via strada vecchia 16, tel 3319009056. Entro e scambio alcune impressioni sulla citta’, la loro arte ed il festival. Mi viene offerto gentilmente un caffe’. Il laboratorio ha diverse creazioni originali eventualmente eseguibili su richiesta. La lavorazione visibile ed autentica. Raccomandato se in cerca di oggetti originali e di uno scambio umano e cordiale con i gestori. Sebbene non sia facile trovare una spazzola nella Spoleto alta, non mancano negozi di abbigliamento femminile, anche di una certa qualita’. Noto altresì con piacevolezza che tutto il commercio non e’ come da noi monopolizzato da monomarchi, ma vive di negozi magari anche “storici” per la citta’. Anche questo mi riporta piacevolmente un po’ indietro con la memoria, visto che nelle medio/grandi citta’ del nord ci sono quasi esclusivamente dei loghi onnipresenti.
Soddisfatta dal mio giro, mi siedo sulla scalinata che porta al duomo: e’ quasi mezzogiorno, attendo la fame guardando ancora un po’ di umanita’. Mi reco cosi’ alla “locanda la lanterna”, dove e20umbria ha per noi la convenzione. La locanda e’ molto carina e tipica, con simpatici particolari di arredamento. Il personale cordiale e alla mano. Mangio dei strangozzi con sugo piselli, carciofi e funghi veramente ottimi! Trascorro il pomeriggio fra riunioni lampo, foto ritocco e social sharing. Sono molto soddisfatta degli scatti realizzati. Insegne di altri tempi, una 500 posteggiata in piazza del mercato, vicoli e scorci mi confermano l’impressione che ho di Spoleto: un luogo in cui si possono trovare tante cose, dalle occasioni culturali all’ottima cucina…ma anche un pezzettino di quell’Italia che in tanti nostri luoghi non c’e’ piu’ ma tanto ci manca.

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