Vicoli, resti romani e gatti: alla scoperta della Spoleto familiare

Quando si viaggia e’ sempre piacevole vivere la situazione dell’ambientamento. Dopo l’arrivo con tutte le emozioni contrastanti che ne comporta (spaesamento, attese, timori, adrenalina) si vive una condizione di adattamento dove ci mettiamo alla prova: impariamo un nuovo orientamento, nuovi punti di riferimento, magari esercitiamo anche la conoscenza di una nuova lingua. Ad essa segue la fase dell’ambientamento: le strade diventano familiari, i volti noti, alcuni negozi e situazioni entrano dentro le nostre abitudini. In questi giorni sto vivendo questa fase. Spoleto e’ una piccola citta’, sviluppata verso l’alto. Diverse le infrastrutture che hanno alleviato il peso di una mobilita’ disagiata. Sono piu’ di 10 giorni che vivo in questa realta’ e attraverso il centro diverse volte al giorno. Vicoli e stradine si incrociano in un dedalo architettonico che svela preziosi scrigni, angoli deliziosi e scorci di cielo blu che si staglia sulla pietra bianca dei palazzi. Le botteghe ed i negozi fanno parte di questo arredo come le varie taverne. Non e’ possibile perdersi, basta seguire la propria voglia di scoperta di angoli sconosciuti e si torna sempre a casa. Si, casa, perche’ sembra sia passato molto tempo da quando l’ho lasciata la mia casa e grazie al benessere che sto provando in questi giorni, questa camera, l’hotel Aurora, Spoleto, sta diventando un po’ una casa. Quando una persona si sente bene, cerca di ritrovare le cose che rendono un luogo focolare domestico. In una camera di albergo, sebbene ospitale e carina, cio’ e’ difficile; meno complicato riuscire a trovare attinenze all’esterno. Cosi’, per caso, ma forse non troppo per caso, passeggiando come mio solito con il naso in su’ alla ricerca di scatti da fermare, attraverso un’area verde, piccola e ben curata e scopro…un’oasi felina. Mi piacciono i gatti, ne ho ben due a casa. Nulla ripaga quanto sentire il calore di un gatto che fa le fusa, tornare a casa e accarezzare la loro pancia mentre si buttano giu’ per fare festa. Le mie sono gatte domestiche, vivono in casa e sono educate per vivere a contatto con gli uomini. Durante la nostra convivenza ho imparato molto sulla loro vita e ad apprezzare delle loro abitudini. Da quando ho capito che si tratta di un’oasi, faccio in modo di passare in quel posto, vedere se ci sono, se mancano e ce ne sono altri che non conosco.
Questa mattina prendo alcune cose da mangiare e vado da loro. Sonnecchiano e con diffidenza piano piano si avvicinano annusando le cose che gli porgo. Certo, il pelo non e’ lucido, alcuni hanno i segni di una vita passata all’esterno, ma vivono tranquilli, felici nel loro habitat. Dopo questo spaccato felino, mi aggiro per vicoli alla ricerca di scorci e di vita spoletina. Gli abitanti che comprano verdure al mercato, turisti che si aggirano, negozianti sulla porta. Mi reco presso la chiesa di sant’Ansano, che ospita la cripta di sant’Isacco con gli affreschi piu’ antichi di Spoleto. Si tratta di un gioiellino nascosto, con un altare in pietra e la tomba del santo si rivela al visitatore sorpreso. Gli affreschi sono molto rovinati ma restituiscono attraverso linee spesse e nere contorni di figure che ricordano piu’ i dipinti rupestri che il gotico fiorito. All’esterno i resti romani rimasti sono entrati negli anni a far parte degli arredi di palazzi costruiti in epoche successive: per ammirare dei resti siamo entrati in una farmacia! Accanto alla chiesa di sant’Ansano l’unica semicolonna del tempio rimasta, l’arco di accesso della citta’ e tracce del foro nei muri interni dei negozi. Mi reco poi verso il ponte due torri che si scorge anche dalla rocca Albornoz. Attraverso una ombreggiata passeggiata che mi allontana dal paese costeggiando le ultime case e aprendo il paesaggio ai boschi ed ai tetti di Spoleto. Scorgo in lontananza il ponte, magnifico esempio di ex acquedotto romano, che mi ricorda le forme equivalenti presenti in tanta parte di Europa. Il lungo ponte e’ soleggiato e sovraesposto, dunque poco indicato per le foto in questo momento. Passeggio e mi godo il fresco che nonostante il sole alto si percepisce. Penso al caldo che c’e’ a Reggio Emilia in questo momento e l’afa e’ per fortuna un ricordo poco piacevole. Raggiungo i boschi limitrofi che si aprono a dei sentieri vissuti da camminatori di ogni eta’. Il ponte si raggiunge attraverso una strada ad anello sotto la rocca che mostra Spoleto in diverse prospettive. Facendo una breve deviazione, si raggiunge un luogo panoramico affettuosamente definito “la sedia del Papa”. Il nome prende ispirazione da alcune rocce che assomigliano ad una seduta e che si affacciano al belvedere. Da essa si puo’ ammirare una splendida veduta del ponte e della chiesa di San Pietro come sfondo.
Spoleto si erge dal basso verso l’alto sviluppandosi su diversi strati storici, culturali e artistici e giorno per giorno si scopre con pazienza e piacevolezza.

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